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Di chi ti fidi? Di mamma e papà

family-hobbies-parents-teens-300x200Sono i genitori il punto di riferimento più importante per i ragazzi di oggi. È il risultato, per certi versi sorprendente, del sondaggio realizzato da Doxa, per incarico dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, tra il 14 e il 19 marzo 2014 intervistando 600 ragazzi di età compresa fra i 14 e i 17 anni, maschi (51%) e femmine (49%).

Alla domanda “Di che ti fidi di più?”  il 60% dei ragazzi con 14 o 15 anni rispondono “i genitori” ( senza distinzione fra il papà e la mamma), il 17% risponde  “la mamma” e il 6% il papà. Fra i ragazzi di 16 o 17 anni il 59% risponde “i genitori”, il 14% “la mamma” e il 7 % “il papà”.

In totale quindi l’83% dei ragazzi di 14 e 15 anni, fra le persone di cui si fidano di più mettono al primo posto i genitori, è simile (80%) la percentuale dei ragazzi che si fidano innanzitutto dei genitori fra i ragazzi di 16 e 17 anni.

A questo dato fa riscontro il dato sulla fiducia posta negli insegnanti: il 3% dei ragazzi di 14 e 15 anni anno fiducia negli insegnanti, il 2% dei ragazzi di 16 e 17 anni.

Quale considerazione trarre da questi risultati? Che sui genitori ricade una grandissima responsabilità: si tratta di rispondere adeguatamente a questa fiducia. Il rapporto degli adolescenti con gli insegnanti è invece di estraneità e in qualche caso, probabilmente, di ostilità: si tratta quindi di porre le basi perché la fiducia degli adolescenti negli insegnanti cresca. è evidente che senza un rapporto di fiducia la scuola è sentita come un peso senza senso. Come meravigliarsi, allora, dell’alto numero di ragazzi che abbandonano la scuola prima di completare il corso di studi? Cosa fare?

Un’educazione dei ragazzi, cioè un aiuto alla loro crescita umana può venire principalmente da genitori ed insegnanti, cioè dagli adulti che hanno stabili rapporti personali con loro. Invece, è come se l’opera educativa, che deve camminare con due gambe (i genitori e gli insegnanti), camminasse con una gamba ben sviluppata e con una gravemente sottosviluppata.

Anche la gamba sviluppata non può non soffrire e deformarsi in una tale situazione. Fuor di metafora, i genitori non possono esercitare pienamente la responsabilità che una tale fiducia conferisce loro senza la collaborazione della scuola. Si tratta perciò di mettere in atto dei cambiamenti nel sistema scolastico che permettano agli insegnanti di godere della fiducia dei ragazzi, senza la quale il loro compito educativo e didattico viene gravemente compromesso.

È lecito chiedersi come mai la fiducia che i ragazzi hanno nei confronti dei genitori non si trasferisca sugli insegnanti. Sono, infatti, i genitori che iscrivono i figli ad una scuola. Come mai i ragazzi non hanno fiducia degli insegnanti che i genitori scelgono per loro? Forse perché i genitori non sono mesi in grado di esercitare una scelta responsabile. Se così fosse, come mai questa impossibilità? O non ci sono insegnanti degni di fiducia oppure è l’organizzazione del sistema scolastico che li penalizza in modo tale che non riescono a dimostrarsene degni.

Noi siamo convinti che la colpa sia dell’organizzazione del sistema scolastico.

Il nostro sistema scolastico statale è ancora molto debitore dell’impostazione che gli è stata data alla sua nascita, quando il governo del Regno d’Italia appena nato si è dato come compito quello di “fare gli italiani”, compito che è stato svolto organizzando la scuola come una caserma, in cui gli insegnanti erano innanzitutto dei funzionari statali e i genitori dei sudditi. In questo modo, il rapporto di fiducia fra genitori ed insegnanti non era nemmeno preso in considerazione. L’evoluzione successiva della scuola (abolizione del giuramento, abolizione della valutazione degli insegnanti da parte del dirigente scolastico ecc.) ha “liberato” gli insegnanti, inducendoli in troppi casi all’individualismo, ma non ha toccato l’estraneità fra scuola e genitori.

Se si vuole che i ragazzi si fidino degli insegnanti e che l’opera educativa possa camminare, come è necessario, con due gambe sane, bisogna abbattere il muro che separa la scuola dai genitori e creare le condizioni per cui gli insegnanti possano lavorare come una squadra, coordinati dal dirigente, in vista di obiettivi educativi e didattici chiari.

Come può avvenire questo? In primo luogo completando il percorso dell’autonomia in modo che le scuole diventino realmente autonome. In secondo luogo, facendo in modo che le scuole autonome siano anche democratiche, cioè siano gestite da un Consiglio di Amministrazione eletto dai genitori degli studenti iscritti e non da un dirigente nominato dal Ministero.

Redazione
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