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I test INVALSI e la valutazione delle scuole

In questi giorni, giorni di somministrazione dei test INVALSI nelle scuole italiane, si parla molto di valutazione delle scuole da parte, appunto, dell’INVALSI.

Vorrei innanzitutto discutere queste domande: chi ha titolo a valutare la scuola? Che cosa vuol dire valutare?

Partiamo dalla seconda. Valutare qualcosa vuol dire attribuirle valore, ma per attribuire valore a qualcosa occorre specificare riguardo a cosa si valuta: una scultura in legno può essere valutata dal punto di vista artistico, per il prezzo che se ne può ricavare sul mercato delle opere d’arte o, anche, per le calorie che si possono ottenere bruciandola in una stufa. E’ evidente che nei tre casi si useranno metodi e si otterranno risultati diversi.

Per questo occorre chiarire un possibile equivoco che può scaturire proprio dal nome INVALSI. INVALSI è un acronimo di Istituto Nazionale Valutazione Sistema Scolastico. Il nome suggerisce che il compito dell’Istituto sia di attribuire valore o disvalore alla scuola italiana, ma non lo può fare perché non ne ha titolo.

Infatti chi ha titolo a valutare la scuola? Chi la paga e chi se ne serve. La scuola statale viene pagata dallo Stato (con i soldi delle tasse pagate da tutti i cittadini). Lo Stato ha quindi il dovere di attribuire un valore a ciò che compera per conto dei cittadini in nome e coi soldi dei quali compera. Nessuno compera qualcosa senza stimare il valore di ciò che compera. Purtroppo in Italia chi compera e chi vende la scuola statale è lo stesso soggetto: lo Stato. C’è un enorme conflitto di interessi. Comunque: lo Stato ha il dovere di sapere se il servizio che finanzia (e gestisce) vale la spesa che comporta, e i cittadini hanno il diritto di sapere se i loro soldi sono ben spesi o se sono sprecati per finanziare un sevizio che, appunto,  non vale, non risponde alle loro esigenze.

La Costituzione fornisce allo Stato gli strumenti per fare questo: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione” e “È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi”. Con questi due strumenti lo Stato potrebbe fissare gli obiettivi che il sistema scolastico, nelle sue varie articolazioni, deve conseguire e controllare che gli obiettivi siano raggiunti. In questo caso gli esami di Stato non dovrebbero più servire solo a valutare la preparazione degli studenti , ma anche la bontà delle scuole rispetto alle norme generali fissate.

Veniamo ora agli utenti del servizio: i genitori ,cui spetta per dettato costituzionale il “diritto e il dovere di educare ed istruire i figli”. Come possono esercitare questo diritto e adempiere a questo dovere se non sono in grado di sapere quanto serve loro per valutare la scuola rispetto al bisogni di istruzione e di  educazione dei loro figli? Occorre perciò che siano fornite loro il maggior numero possibile di informazioni in modo che possano, in base a criteri che solo loro possono conoscere, stimare il valore delle scuole cui iscrivere i loro figli, esercitando così i loro diritti e doveri costituzionali. Ben vengano perciò INVALSI, PISA e tutte le altre sigle con cui si nominano i vari enti valutatori che ogni tanto vengono citati sui quotidiani nazionali. Non si deve però pretendere, come si fa, che valutino la scuola il loro compito è fornire informazioni utili allo Stato e ai genitori perché, loro si, valutino le scuole. Lo Stato dal punto di vista dell’interesse generale della società e i genitori dal punto di vista del bisogno di educazione e di istruzione dei loro figli.

Redazione
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