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L’emergenza educativa

Molti oramai denunciano l’esistenza di un’emergenza educativa. Se si clicca su google la locuzione “emergenza educativa” si ottengono circa 480.000 documenti. Sostanzialmente in che cosa consiste?

I giovani non trovano un aiuto che permetta loro di crescere sviluppando integralmente le loro potenzialità umane.

La diffusione della droga, le stragi del sabato sera, le centinaia di migliaia di NEET ( giovani che non studiano e non cercano un lavoro) sono alcuni dei sintomi che rivelano questa emergenza. I 480.000 documenti di google testimoniano che se ne parla, probabilmente anche da un po’ di tempo, i contributi sono probabilmente validi, tuttavia sembra che non succeda niente, come mai?.

Quali le cause di questa emergenza? Alcuni puntano il dito contro i genitori, ed in particolare contro i padri, altri contro la scuola, altri ancora, genericamente, contro la società, il sistema economico, la classe politica ecc. ecc.

Quando si vuole affrontare un’emergenza è necessario individuare con precisione quali sono le cause prossime e remote per poter intervenire efficacemente ed ottenere dei risultati.

Un giovane non si educa da solo, senza qualcuno che gli faccia delle proposte adeguate e lo accompagni nel cammino di crescita. L’emergenza educativa  ha perciò la sua causa prossima nella mancanza di adulti che facciano ai giovani delle proposte adeguate alle loro esigenze umane e che li accompagnino .

Tuttavia la stragrande maggioranza dei giovani sono a contatto quotidianamente con degli adulti: a casa con i loro genitori e a scuola con i loro insegnanti. La causa dell’emergenza educativa sta quindi nella carenza educativa dei genitori e degli insegnanti .

Da dove nasce questa carenza? Nasce dalla nostra scuola.

Cercherò di giustificare questa affermazione.

La scuola in Italia coinvolge quasi tutti i cittadini italiani dai tre ai diciannove anni ed ha, per un motivo o per un altro, una grande influenza sulla loro vita. Se la scuola non svolge un compito educativo è ben difficile che altre realtà lo possano fare.

Non solo, se una realtà che coinvolge così tanta gente, in modo così incisivo, per così tanti anni e a quell’età non svolge un compito educativo allora è una realtà diseducativa.

E la famiglia? Il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi in famiglia diminuisce sempre di più. Organizzazione del lavoro, lavoro femminile, tempo scuola, mezzi di comunicazione di massa contribuiscono e rendere i rapporti famigliari sempre più labili.

Che fare? Occorre che genitori e scuola si riapproprino del loro compito educativo.

Come? Da dove partire? La scuola deve cessare di essere un moloch statale governato da una politica distratta e dalla burocrazia. La politica e la burocrazia non possono avere preoccupazioni educative. La scuola deve diventare realmente autonoma. I genitori devono poter avere voce in capitolo riguardo al governo della scuola autonoma.

Redazione
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