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Renzi e l’autonomia scolastica: un’analisi critica del documento “La buona scuola”

buonascuolaNel documento del governo Renzi, si fanno molte affermazioni importanti. Le riportiamo qui di seguito citandole non letteralmente, sarebbe troppo lungo, ma fedelmente. Le abbiamo raggruppate per argomento e per ogni gruppo le analizziamo criticamente, evidenziando i provvedimenti legislativi da adottare perché non restino solo “buone intenzioni”.

La scuola deve essere un meccanismo permanente di innovazione
Bisogna intervenire in maniera radicale
Siamo il Paese di Montessori e di Don Milani, di Don Bosco e Malaguzzi: i giganti che dal basso e dalla periferia hanno rivoluzionato in modo di educare i giovani di tutto il mondo. 

Ecco alcune prime importantissime affermazioni. Se non sbagliamo queste nascono dalla consapevolezza che la scuola ha bisogno di un grande cambiamento e che questo cambiamento non può esser generato dall’istituzione scuola, può nascere solo da singole persone. L’istituzione può solo riconoscerlo e valorizzarlo permettendogli  di svilupparsi. La scuola non deve più essere una cinghia di trasmissione di decisioni imposte dall’alto e per questo deve cambiare il modo di governarla.

La scuola riveda radicalmente il modo in cui funziona. In altre parole: dobbiamo realizzare pienamente l’autonomia scolastica.

Ecco un’altra affermazioni importantissima: la scuola deve essere veramente autonoma. Quando una scuola è veramente autonoma? Quando dispone direttamente di tutto ciò che le serve per svolgere la sua funzione: edifici, attrezzature e personale. La proprietà degli edifici e delle attrezzature deve passare dai comuni e dalle provincie alle singole scuole autonome e le scuole devono essere libere di assumere il personale più adatto a realizzare la propria offerta formativa.

Per vivere e crescere nell’autonomia responsabile, ogni scuola deve poter schierare la miglior squadra possibile.

Sembra che il governo sia consapevole almeno della necessità che le scuole veramente autonome possa scegliere i propri docenti. Infatti propone:

il Registro Nazionale dei docenti della scuola. Il registro sarà attivo a partire dall’anno scolastico 2015-2016 e offrirà le informazioni sulla professionalità (un portfolio ragionato) di tutti gli amministrativi, dirigenti, insegnanti, associato alla scuola in cui sono in servizio. La sezione di tale Registro relativa ai docenti sarà infatti lo strumento che ogni scuola utilizzerà per individuare i docenti che meglio rispondono al proprio piano di miglioramento e alle proprie esigenze.”
Non c’è vera autonomia senza responsabilità.

Verissimo ma responsabilità verso chi? Innanzitutto verso i genitori che, a norma della nostra Costituzione (art. 30) hanno il “diritto e il dovere di mantenere, educare ed istruire i figli” e poi verso la società. Sono i genitori che devono dire la loro sulla scuola dei loro figli, ne hanno il diritto oltre che il dovere. Ciò non può avvenire solo scegliendo la scuola, cosa che è possibile solo nelle città sufficientemente grandi. I genitori devono poter intervenire, seppur indirettamente sulla gestione della scuola autonoma, eleggendo i membri di un Consiglio di Amministrazione, cui sia demandata la responsabilità ultima della gestione. Naturalmente anche lo Stato ha i suoi compiti: il finanziamento e il controllo sull’efficacia e l’efficienza dell’azione educativa e didattica.

Non c’è responsabilità senza valutazione.
Il pieno accesso ai dati sulla scuola deve stare alla base dell’autonomia scolastica.

Anche questo è verissimo ma chi deve valutare? Anche in questo caso i genitori in primo luogo e poi la società. Naturalmente per valutare occorrono delle informazioni adeguate, cioè veritiere e complete, quindi bisogna che tutte le informazioni rilevanti siano messe a disposizione dei genitori e della società. Genitori e società devono poi essere in grado di intervenire per cambiare ciò che ritengono inadeguato alle loro esigenze. Senza la possibilità di intervenire le informazioni non servono a niente.

Autonomia significa buona governance della scuola.

Una buona governance della scuola non può poggiare solo su di un dirigente scolastico superman in grado di assicurare contemporaneamente una buona didattica e una buona gestione economica e amministrativa per una realtà scolastica che di solito serve circa mille studenti e duemila genitori. Le responsabilità didattiche devono essere distinte da quelle gestionali e amministrative ed entrambe non devono essere autoreferenziali ma rispondere al Consiglio di Amministrazione di cui sopra oltre che allo Stato. Un tale Consiglio di Amministrazione assicurerebbe molte delle cose essenziali per il buon funzionamento della scuola: un legame fiduciario fra genitori e docenti e dirigenti e un collegamento immediato coi bisogni educativi e didattici  del territorio. Assicurerebbe inoltre un altro elemento importantissimo: una maggiore consapevolezza nei genitori del compito educativo loro e di quello della scuola, distinti ma complementari ed entrambi essenziali. Il modo con cui interagiscono le varie componenti della scuola: personale direttivo, personale docente, personale amministrativo, personale ausiliario, studenti e genitori deve  essere lasciato alla decisione del Consiglio di Amministrazione.

Serve lavorare perché la scuola sia aperta alla comunità che la circonda.
Anzitutto connettendo le scuole al mondo, attraverso uno sforzo che coinvolga pubblico e privato.

Anche questi lodevolissimi obiettivi sarebbero assicurati da una governance come quella descritta sopra. I genitori eleggerebbero nel Consiglio di Amministrazione persone di loro fiducia, con competenze amministrative ed educative che sono facili da trovare. Queste persone, provenienti da vari ambiti della società civile assicurerebbero in modo naturale un forte legame col territorio e sarebbero in grado di mobilitare al meglio le sue risorse educative, in modo da arricchire l’azione della scuola.

In sintesi si può dire che il documento è molto timido a riguardo dell’autonomia. Vi sono solo affermazioni di principio senza proposte di provvedimenti concreti, segno della permanenza di una mentalità burocratica e statalista che non riesce a concepire una scuola realmente autonoma e, comunque, si ferma ad una “autonomia burocratica” mentre quello che occorre per realizzare le buone intenzioni  è “un’autonomia democratica”. Per comprendere meglio quest’ultimo punto è utile il confronto fra i Comuni amministrati dai podestà fascisti nominati dal Re (autonomia burocratica) e i Comuni amministrati da sindaci e consigli eletti dai cittadini (autonomia democratica).

 

Redazione
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Un commento

  1. “Non c’è vera autonomia senza responsabilità .. innanzitutto verso i genitori .. che eleggono i membri di un consiglio di amministrazione cui sia demandata la responsabilità ultima della gestione”: una riformulazione del TU del 94. Al Consiglio di istituto è stata data la responsabilità di “elaborare e adottare gli indirizzi generali” ed esprimerli sotto forma di competenze generali per indirizzare la “programmazione dell’azione educativa” del Collegio dei docenti; deliberare “i criteri generali della programmazione educativa”; disegnare il sistema organizzativo. Adempimenti sistematicamente elusi! “Chi deve valutare? Anche in questo caso i genitori in primo luogo”: per governare un sistema educativo si deve collocare il momento valutativo al termine del processo di comparazione tra obiettivi programmati e risultati conseguiti, compito previsto da quarant’anni .. mai apparso nelle convocazioni del Collegio dei docenti! “Le responsabilità didattiche devono essere distinte da quelle gestionali”: il “principio di distinzione” è il fondamento dei decreti delegati del 74, adottato per ridisegnare la struttura decisionale. Il loro fallimento deriva dall’indisponibilità manifesta di superare l’anacronistico modello organizzativo gerarchico-lineare. “Responsabilità didattiche”? Non sarebbe stato più corretto aver come riferimento la legge 53/2003 che finalizza la scuola all’educazione, alla formazione e all’istruzione?

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